Konch Magazine - The track before Track 01 by the late Alberto Dubito
The track before Track 01
The story of how you decide to tell stories
 
I lie a few instants more
In the warehouse of these bright stories
To forcefully hold in my iris
The echo of accidental clouds
Rolling down occidental anthills and laugh
Of pacific oceans looking like black ink
Of myself of a compromised celestial body and write…
 
These abandoned stories
Like building sites on the edges of neighborhoods
We’ve grown up disorderly like these turbid peripheries
Which I dare to paraphrase
Amidst caresses more gelid than a Maybe,
In asthma screens
Absences and related anesthetics
Before going out I take the last snap-shot
Of my room, what a chaos
Rust, papers and leaves all over rough syllables dew
Rests of us on coffee dregs
the road to the port of Mestre
Let the wind take all I leave the windows open
And these parentheses shut along with the squares
Low-pressure and grey expression
Cleared with white spirit cannons
I put in my bag the translation in twisted rhymes and dirty notes
Of this anthology of antistories and leave
Knowing that in the upper floors they’re chasing the algorithm of the smile
To photocopy us and everyday we sell them our shadow
For a cozy place in the gearwheels
I write a storm for the sky to fall on their heads
MAY THE SKY FALL ON THEIR HEADS!
 
Grown while the empire of all shows all its void
Two mirrors are enough to stage the infinite,
Stories built among the maybe-removing warehouses
Of Love for a joke Deep&heavy almost 40hz,
Of phone boxes in extinction road…
Stories of contraceptive phobias, wiretappings and bugs,
And Foibas in the sterna
We are peripheries of one thousand and one night stands and too many
threes in the night
And just noon, it’s just noon,
Still awake and it’s just noon
 
It’s a story of a thousand stories
Telling about our all and your nothing
All this is Disturbati Dalla CUiete
And other stories from the Periferie Arrugginite

 
La traccia prima della numero 01
La storia di come si decide di raccontare le storie
 
Resto steso ancora qualche istante
nel magazzino di 'ste storie vivide
per trattenere a forza nell'iride
l'eco delle nuvole accidentali
rotolare sui formicai occidentali e ridere
degli oceani pacifici che sembran china nera
di me stesso di un corpo celeste compromesso e scrivere...
 
Queste storie abbandonate
come I cantieri ai bordi dei quartieri
siamo cresciuti in disordine come queste periferie torbide
di cui azzardo una parafrasi
tra carezze più gelide di un Forse,
negli schermi all'asma
carenze e rispettivi anestetici
prima d'uscire scatto l'ultima istantanea
alla mia stanza, che caos
Ruggine, fogli e foglie ovunque sillabe ruvide Rugiada
residui di noi sui fondi di caffè
la strada che porta al porto di mestre 
che il vento porti tutto via con sé Lascio aperte le finestre
e queste parentesi chiuse assieme alle piazze
con la pressione bassa e l'espressione grigia
sfollate con gli idranti ad acqua ragia
metto nella valigia la traduzione in storte rime e note sporche
di questa antologia di antistorie e parto
consapevole che ai piani Alti braccano l'algoritmo del sorriso
per fotocopiarci e noi ogni giorno vendiamo loro l'ombra
per un posto comodo tra gli ingranaggi
scrivo una tempesta affinché Gli cada il cielo in testa,
CHE GLI CADA IL CIELO IN TESTA
 
Cresciuti mentre l'impero del tutto si mostra in tutto il suo vuoto
che bastano due specchi per inscenare l'infinito,
Storie edificate tra i magazzini di rimozione dei forse
d'Amor per scherzo Basso&grave quasi a 40hz,
e di cabine telefoniche in Via d'estinzione ...
storie di fobie da contraccettivi, intercettazioni e cimici,
e foibe negli sterni
siamo periferie da mille e due botte, con troppe tre di notte
e solo mezzogiorno, e solo mezzogiorno.
ancora sveglio ed è
solo mezzogiorno
 
E’ una storia che parla di mille storie
che narrano del nostro tutto e del vostro niente
tutto questo è Disturbati dalla CUiete
e altre storie delle periferie Arrugginite-